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La donna della cabina numero 10: recensione del film Netflix

Redazione 11 Ottobre 2025
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Netflix presenta dal 10 ottobre 2025 l’adattamento cinematografico del romanzo di Ruth Ware che nel 2016 conquistò le classifiche mondiali. Simon Stone firma la regia e co-firma la sceneggiatura con Joe Shrapnel e Anna Waterhouse, dando vita a un’opera che si colloca nel territorio dei thriller claustrofobici, dove l’angoscia emerge tanto dal mistero quanto dalla solitudine crescente del personaggio centrale.

La scelta produttiva punta sulla concisione: 95 minuti di narrazione compatta che trasforma uno yacht extralusso in un universo claustrofobico e luminoso, dove dietro ogni lusso si nasconde l’inganno.

Il nucleo narrativo

Keira Knightley veste i panni di Laura “Lo” Blacklock, reporter dal temperamento combattivo incaricata di documentare una raccolta fondi benefica in navigazione: magnati e personalità facoltose si riuniscono per sostenere economicamente una fondazione oncologica, progetto caro ai proprietari dell’imbarcazione, la cui moglie affronta proprio questa malattia terminale.

Quello che prometteva di essere un incarico relativamente sereno nel contesto della professione stressante di Laura muta rapidamente in ossessione: in una notte di veglia forzata, la giornalista ritiene di aver percepito un crimine nella cabina contigua.

Il tentativo di denunciare l’episodio si scontra però con l’assenza di riscontri: nessun passeggero risulta scomparso, nessuna figura femminile corrisponde alla vittima, nessun elemento tangibile conferma quanto percepito. Confinata in un’imbarcazione dalla quale l’evasione è impossibile, Laura inizia quindi un’indagine personale in un contesto lussuoso ma oppressivo, circondato da facoltosi viaggiatori dai comportamenti ambigui, in cui l’apparenza inganna sistematicamente e ogni interazione può nascondere pericoli.

Il cast include Guy Pearce come il magnate Richard Bullmer, affiancato da Gugu Mbatha-Raw, Kaya Scodelario, Hannah Waddingham e David Ajala, tutti impegnati a costruire un microcosmo di finzioni e tensioni sotterranee.

– Sintesi narrativa: virtù e limiti

L’elemento più riuscito dell’opera risiede nella gestione temporale. Mentre numerosi thriller contemporanei si disperdono in ramificazioni narrative multiple, questo film conserva un’architettura rigorosa: la vicenda si sviluppa interamente in novanta minuti senza divagazioni superflue. Il crescendo ansioso viene orchestrato con accuratezza e il montaggio sostiene efficacemente l’escalation paranoica vissuta dalla protagonista.

Tale concentrazione implica però delle rinunce: determinate evoluzioni narrative appaiono accelerate oltre misura. Le complessità psicologiche dell’opera letteraria subiscono semplificazioni significative e l’ambiguità che permeava la fonte originale viene sacrificata a favore di un incedere cinematografico che privilegia dinamismo rispetto a introspezione.

La performance di Keira Knightley costituisce l’asse portante del risultato finale. L’interprete calibra magistralmente vulnerabilità e tenacia, conferendo autenticità alla deriva psicologica del personaggio. Guy Pearce le fa da contraltare incarnando un potere seducente quanto sfuggente, mentre i viaggiatori dello yacht – deliberatamente caratterizzati in modo iperbolico – simboleggiano la dimensione paradossale dell’opulenza e dell’artificiosità.

– Eccellenza estetica

Dal punto di vista della costruzione visiva, l’opera raggiunge risultati notevoli. Il lavoro fotografico di Ben Davis risulta memorabile: il contrasto fra gli ambienti interni sfarzosi e i panorami gelidi dei fiordi scandinavi genera un’estetica noir settentrionale, dove luminosità fredda e superfici marine riflettenti intensificano la percezione claustrofobica. L’imbarcazione si trasforma in una prigione fluttuante, simile a una escape room sontuosa, dove ogni accesso sbarrato alimenta il dubbio.

L’approccio registico di Simon Stone mantiene sobrietà e consapevolezza stilistica. Rinuncia a sperimentalismi gratuiti preservando coerenza formale che antepone il controllo all’ostentazione. Ne emerge un prodotto raffinato, adeguatamente teso, dotato di identità definita e realizzazione tecnica impeccabile, sebbene privo di vere innovazioni autoriali.

La maggiore criticità deriva quindi dall’operazione adattativa: nel comprimere il romanzo in un’ora e mezza, la trasposizione sacrifica una porzione significativa della tensione introspettiva e delle sfumature etiche che costituivano il nucleo dell’opera di Ruth Ware. Ciononostante, la robustezza dell’impianto scenico e la disciplina ritmica producono un thriller più che rispettabile.

– Giudizio complessivo

Si tratta di un prodotto di genere strutturalmente solido, realizzato con competenza tecnica e recitato con equilibrio, che garantisce novanta minuti di intrattenimento curato, immerso in un clima sospeso e algido. Non propone rivoluzioni linguistiche, ma applica con professionalità gli schemi del thriller confinato, preservando costantemente l’interesse attraverso una direzione limpida e un ritmo dosato con precisione.

Nonostante l’assenza della stratificazione psicologica presente nel romanzo, riesce a comunicare un’angoscia tangibile e un senso di reclusione, sostenuti da una cinematografia eccellente e da una protagonista convincente. Keira Knightley, interprete dalle molteplici sfaccettature, dona al personaggio di Lo una consistenza autentica, bilanciando con sensibilità forza interiore e fragilità, mantenendo viva l’attenzione anche nelle sequenze più incerte.

Merita menzione anche l’eccellenza tecnica complessiva: il design sonoro, curato minuziosamente, potenzia la sensazione di reclusione e stress psicologico, con le sonorità ovattate degli spazi interni, il brusio perpetuo del mare e i rumori metallici della struttura navale che diventano componenti narrative autonome. L’accompagnamento musicale essenziale sostiene la narrazione con discrezione e intensità, amplificando la dimensione ansiosa senza sovrastare mai le immagini.

In definitiva, un thriller raffinato, tecnicamente curato e esteticamente suggestivo, che si lascia fruire piacevolmente anche in assenza di rovesciamenti memorabili.

Ideale per una serata cinematografica di qualità, perfetto per il fine settimana: un brivido tra i ghiacci scandinavi comodamente dal salotto di casa.

 

 

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