
James Cameron ha recentemente spiegato in una lunga intervista le ragioni che lo hanno portato, insieme alla moglie, a lasciare gli Stati Uniti e a stabilirsi in Nuova Zelanda. La scelta, raccontata durante il programma In Depth con Graham Bensinger, non è stata casuale né esclusivamente professionale: emerge come una decisione ponderata, legata a motivi personali, sanitari e culturali che riflettono le preoccupazioni di molti esponenti del mondo dello spettacolo.
Nel corso dell’intervista Cameron ha descritto la situazione politica americana sotto la guida di Donald Trump usando una metafora forte: paragonandola a «guardare un incidente automobilistico che si ripete continuamente». Questa immagine sintetizza la sua frustrazione verso un clima che, secondo il regista, favorisce la polarizzazione e la disgregazione sociale. Il tono è misurato ma deciso, e sottolinea come le condizioni nazionali abbiano influito sulla sua tranquillità personale.

Il regista ha precisato che la decisione è stata motivata soprattutto dal desiderio di tutelare la propria salute mentale. Cameron e sua moglie avevano acquistato un podere in Nuova Zelanda già nel 2011, ma è stato dopo lo scoppio della pandemia di Covid-19 che hanno accelerato il trasferimento. La combinazione di fattori — isolamento, gestione della crisi sanitaria, differenze nei comportamenti collettivi — ha reso la Nuova Zelanda una meta densa di vantaggi pratici e psicologici per la coppia.
Un elemento chiave citato da Cameron riguarda la capacità della Nuova Zelanda di contenere il virus: la nazione aveva infatti eliminato il virus in due occasioni, con misure stringenti e una strategia di sanità pubblica coordinata. Quando è ricomparso in forma mutata, il contagio è in parte sfuggito, ma il Paese aveva già raggiunto tassi di vaccinazione del 98%, un livello che secondo il regista ha fatto una differenza decisiva nella gestione della crisi e nella percezione di sicurezza collettiva.
Al contrario, Cameron ha sottolineato come negli Stati Uniti il tasso di vaccinazione fosse intorno al 62% e fosse in diminuzione, un dato che lo ha profondamente preoccupato. Per lui questo elemento non è solo numerico: rappresenta la differenza tra un contesto in cui la comunità segue la scienza e agisce in modo coeso, e uno in cui prevalgono divisioni, negazionismi e conflitti politici che minano la capacità di affrontare emergenze sanitarie future.

Durante l’intervista il regista ha posto anche una domanda retorica ma potente: «Dove preferiresti vivere? In un luogo che crede nella scienza e cooperazione collettiva, oppure in uno caratterizzato da forti contrasti e dall’allontanamento dalla ricerca scientifica?» Questa riflessione racchiude la filosofia che ha guidato la sua scelta: non si tratta solo di comodità o paesaggio, ma di valori condivisi e di fiducia nelle istituzioni pubbliche.
La decisione di Cameron si inserisce in un fenomeno più ampio: numerosi protagonisti del cinema e dello spettacolo hanno manifestato la stessa tendenza a lasciare gli USA, citando come motivo principale la seconda presidenza di Donald Trump e il clima politico successivo. Tra questi nomi figurano George Clooney, che ha ottenuto la cittadinanza francese, e Jim Jarmusch, che ha annunciato l’intenzione di richiederla. Anche figure come Ellen DeGeneres e Rosie O’Donnell hanno scelto trasferimenti all’estero, rispettivamente verso Regno Unito e Irlanda.
Questo trend solleva interrogativi importanti per il mondo della cultura e dell’industria cinematografica: la fuga di talenti può influire su produzioni, investimenti e sulla stessa percezione internazionale dell’industria americana. Se il trasferimento di registi e star diventa una tendenza consolidata, le conseguenze possono manifestarsi non solo sul piano individuale, ma anche economico e creativo per le comunità che perdono risorse e competenze.
Perché la Nuova Zelanda attrae così tanto? Oltre alle politiche sanitarie efficaci, Cameron ha citato la capacità della società neozelandese di agire in modo coesivo e pragmatico, la sicurezza percepita e uno stile di vita più vicino alla natura grazie al possesso di un podere. La combinazione di vita rurale, attenzione alla salute pubblica e fiducia nelle istituzioni crea un contesto favorevole a chi cerca stabilità e qualità della vita.




