
Woody Allen, all’età di 90 anni, si prepara a tornare dietro la macchina da presa con un progetto ambizioso che si svolgerà in Spagna e, per la prima volta nella sua lunga carriera, interamente nella Madrid urbana. Il film, provvisoriamente intitolato WASP 2026 (Woody Allen Spring Project), rappresenta una conferma della volontà del regista di rimanere attivo e creativo, nonostante l’età avanzata, e segna un nuovo capitolo nella sua produzione internazionale.
Il regista ha dichiarato pubblicamente la sua soddisfazione per il ritorno nella penisola iberica, sottolineando che, sebbene abbia già lavorato in Spagna, mai prima d’ora aveva avuto l’opportunità di esplorare cinematograficamente la capitale. Non si tratta di una semplice scelta scenografica: il progetto prevede un coinvolgimento diretto del Comune di Madrid, che contribuirà in maniera significativa alla produzione. In base all’accordo, il nome della città dovrà comparire nel titolo finale del film, una condizione che rafforza il legame tra la pellicola e il territorio locale.
Le riprese sono programmate per iniziare a marzo e il piano produttivo indica un budget iniziale che supera gli 11 milioni di dollari, con un costo complessivo stimato intorno ai 14 milioni. Sebbene il piano menzioni diversi mesi di lavorazione, chi conosce il metodo di Allen evidenzia come la sua produzione sia storicamente rapida e disciplinata: la convinzione diffusa è che i tempi reali potrebbero rivelarsi più contenuti rispetto alle stime iniziali, grazie a una consolidata efficienza operativa.

Un elemento che aggiunge curiosità alla produzione è la partecipazione di 3SIX9 Studios, una società saudita guidata dallo sheikh Mohammed Youssef El Kereitji. L’ingresso di un interlocutore del Golfo porta alla luce le nuove dinamiche di finanziamento internazionale del cinema, creando un ponte tra capitali mediorientali e produzioni occidentali. Questa collaborazione dà alla pellicola una dimensione più globale e solleva interrogativi sul ruolo delle grandi compagini finanziarie nel sostenere il cinema europeo e americano contemporaneo.
Per quanto riguarda il linguaggio del film, è noto che si tratterà prevalentemente di una produzione in inglese, arricchita da un cast di alto profilo la cui composizione rimane però riservata. Non mancano indiscrezioni su una possibile reunion con Javier Bardem e Penélope Cruz, interpreti di “Vicky Cristina Barcelona“: una scelta che, se confermata, assumerebbe grande valore simbolico e richiamerebbe l’attenzione internazionale sul progetto, alimentando aspettative sulle dinamiche interpretative che Allen intende esplorare.
Questa nuova uscita segue la sua opera del 2023, la cinquantesima pellicola della sua carriera, che ha debuttato al Festival di Venezia e si è distinta per essere stata girata interamente in francese. Quell’opera ha ottenuto accoglienze favorevoli dalla critica, dimostrando come il regista continui a saper narrare con chiarezza di sguardo e precisione cinematografica, indipendentemente dall’età. La ricezione positiva ha contribuito a consolidare la fiducia della platea e degli operatori verso le sue scelte artistiche più recenti.

Per la città di Madrid la produzione rappresenta un’opportunità significativa: oltre all’impatto diretto sull’industria audiovisiva locale, la presenza di un nome come Woody Allen può tradursi in visibilità internazionale e stimoli per il turismo cinematografico. Il coinvolgimento amministrativo è visto anche come un investimento culturale che potrebbe dare impulso a iniziative collegate, come servizi tecnici, occupazione temporanea e promozione dei luoghi scelti come set, consolidando Madrid come meta attrattiva per produzioni di respiro globale.
Molti dettagli, dalla sceneggiatura alla composizione definitiva del cast, restano però gelosamente custoditi: la produzione mantiene il massimo riserbo su contenuti e scelte artistiche. Questa riservatezza aumenta la curiosità, mentre alcune voci critiche sollevano discussioni sul piano etico e finanziario legato ai nuovi partner internazionali. In ogni caso, la pellicola è già al centro di un dibattito che unisce aspetti cinematografici, culturali e politici, tipico delle grandi produzioni transnazionali contemporanee.




