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“La bola negra”: la recensione del film di Javier Calvo e Javier Ambrossi

Redazione 2 Novembre 2026 6 minuti letti
La Bola Negra: Los Javis raccontano tre epoche queer

Tra il 1932, la guerra civile spagnola e il 2017, La Bola Negra intreccia tre storie di amore, memoria e libertà. Los Javis trasformano l’opera incompiuta di García Lorca in un film corale e struggente.

Ci sono film che attraversano il tempo; La Bola Negra sembra invece farlo collassare, facendo dialogare esistenze separate da decenni attraverso immagini, musica e parole. Il nuovo lavoro di Javier Calvo e Javier Ambrossi, conosciuti come Los Javis, costruisce un racconto in tre epoche, legato alla memoria queer e alla figura del poeta Federico García Lorca. Il risultato, presentato al Festival di Cannes del 2026, ambisce a essere più di un dramma storico: un omaggio a chi non ha potuto vivere e raccontare liberamente la propria identità.

Tre storie, un filo invisibile

La narrazione si sviluppa su tre linee temporali, ciascuna con una propria atmosfera visiva. Nel 1932 il ventenne Carlos, interpretato da Milo Quifes, è spinto dal padre a ottenere l’ammissione al casinò locale. La decisione è affidata a un voto: una pallina bianca significa accettazione, quella nera rifiuto. Il meccanismo, semplice e quasi cerimoniale, introduce subito il clima di esclusione che attraversa il film.

Nel 1937 il racconto si sposta nel pieno della guerra. Sebastiàn, un giovane trombettista interpretato dal musicista Guitarricadelafuente (pseudonimo di Álvaro Lafuente Calvo) al suo primo ruolo cinematografico, perde la famiglia in un bombardamento italiano. Costretto a scegliere tra la morte e l’arruolamento tra i nazionalisti, prende un fucile. In seguito gli viene affidato il compito di sorvegliare Rafael, interpretato da Miguel Bernardeau: un combattente repubblicano ferito e prigioniero in un ospedale militare. Tra i due nasce un sentimento intenso, destinato a misurarsi con la brutalità del conflitto e con l’impossibilità di vivere quell’amore alla luce del sole.

La terza vicenda è ambientata nel 2017 e segue Alberto, storico di Madrid interessato alla musica queer della Costantinopoli degli anni Venti. La notizia della morte di un nonno mai conosciuto lo conduce in Cantabria, dove lo attende qualcosa lasciato appositamente per lui. Quello che comincia come un viaggio affrontato con poca convinzione diventa un’indagine sulle persone e sulle storie che hanno contribuito a formare il suo presente. Intorno ad Alberto compaiono il compagno Javier, interpretato da Julio Torres, e una madre esplosiva, a cui dà volto Lola Dueñas.

Le tre trame si richiamano senza perdere la propria identità. Il film alterna un realismo più ruvido, il dramma bellico e un registro contemporaneo dimesso, facendo della differenza di tono una scelta narrativa. A unirli è anche La Bola Negra, opera teatrale incompiuta di García Lorca: non un semplice riferimento colto, ma il punto di partenza per interrogare ciò che la storia ha lasciato in sospeso.

Regia, temi e giudizio: la memoria diventa cinema

La sfida più evidente per Los Javis è compositiva: tenere insieme tre storie autonome, collocate in epoche diverse e dotate di una propria identità visiva, senza ridurle a episodi isolati. La sceneggiatura cerca corrispondenze sottili tra gesti, immagini e parole, così che un passaggio in una linea temporale possa arricchirne un’altra. Il montaggio e il disegno sonoro partecipano attivamente a questo lavoro. In una delle transizioni più eloquenti, il rumore secco delle palline nere che cadono prosegue sulle immagini di un veicolo medico aperto che trasporta corpi nel 1937: il suono diventa un ponte tra esclusione e guerra.

La vicenda del 1937 si ispira anche a La Piedra Obscura, testo teatrale di Alberto Conejero che immagina un diverso destino per Rafael Rodríguez Rapún, amante di Lorca e combattente repubblicano morto nella battaglia di Santander. Conejero firma la sceneggiatura insieme a Los Javis. Il film non abbandona il contesto politico, ma lo attraversa con momenti di forte intensità poetica: la fuga di Sebastiàn tra le macerie, fino a una statua di marmo caduta, trasforma il trauma in un’immagine sospesa; più avanti, la tromba diventa per lui una forma di espressione quando l’angoscia non trova altre parole.

Il centro emotivo dell’opera è il contrasto tra repressione e desiderio. L’amore tra Sebastiàn e Rafael si consuma in un ambiente militare segnato dalla violenza, mentre la storia di Carlos mostra quanto il giudizio sociale possa condizionare anche i gesti più ordinari. La libertà, però, non è raccontata soltanto come tragedia: danza, musica, poesia e sguardi offrono ai personaggi brevi spazi in cui essere sé stessi. Il flamenco permette a Carlos di abitare per un momento la propria identità; i versi condivisi dai due soldati diventano una lingua privata, fragile ma resistente.

Tra le presenze di spicco figurano Penélope Cruz, che interpreta Nene, una cantante in abiti da drag queen capace di intrattenere le truppe nazionaliste celando simpatie diverse, e Glenn Close, nei panni dell’accademica americana Isabelle Durand, studiosa di Lorca. Il cast e le loro diverse tonalità contribuiscono alla natura corale del film, che alterna dialoghi brillanti e passaggi dolorosi senza sciogliere la tensione tra leggerezza e tragedia. La poesia del regista andaluso, compresi versi tratti da Love Sleeps in the Poet’s Breast, agisce come una voce che attraversa le epoche e riporta per un istante in vita le persone dimenticate.

La Bola Negra è quindi un’opera sul passato, ma soprattutto sul modo in cui il passato continua a vivere nel presente. Il suo impianto ambizioso potrebbe sembrare impegnativo, eppure le tre storie trovano una coerenza emotiva che si rafforza man mano che emergono le loro rime interne. Los Javis firmano un film curato nella struttura e generoso nella partecipazione emotiva: un tributo a García Lorca e a chi, prima di poter raccontare pienamente la propria vita, è stato cancellato o messo a tacere.

Giudizio: un dramma corale visivamente ricercato, capace di fondere storia, desiderio e memoria in un unico crescendo. Voto: ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ 5/5.

La Bola Negra è stato presentato al Festival di Cannes 2026. Secondo le informazioni diffuse in occasione della recensione, Netflix programma l’uscita nelle sale di New York e Los Angeles dal 16 ottobre, con successiva espansione, e l’arrivo in streaming il 2 dicembre. Il film ha vinto diversi importanti riconoscimenti internazionali:

 

    • Festival di Cannes 2026: Premio per la miglior regia (Prix de la mise en scène) ad Javier Ambrossi e Javier Calvo.
  • Festival Internazionale del Cinema di Toronto (TIFF) 2026: Premio del pubblico (People’s Choice Award).

  • Festival di San Sebastián 2026: Premio del pubblico (City of Donostia Audience Award) per il miglior film e candidatura al Sebastiane Award.

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