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“Nightbitch”: la recensione del film di Marielle Heller con Amy Adams su Disney+

Redazione 1 Dicembre 2024
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Nightbitch, il nuovo film di Marielle Heller, approderà su Disney+ a dicembre, dopo essere stato presentato al Torino Film Festival e al Toronto International Film Festival. Questo lungometraggio è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Rachel Yoder del 2021 e si distingue per la sua combinazione di black comedy e body horror.

La protagonista, interpretata da Amy Adams, è una madre anonima, semplicemente chiamata “Madre”. Questo appellativo, pur non avendo un’identità specifica, rappresenta un ruolo cruciale nella vita di molte donne. La pellicola esplora come il diventare madre possa trasformare radicalmente l’identità femminile, un tema di grande attualità e importanza.

La storia segue un’artista che, dopo la nascita del suo primo figlio, si ritrova a vivere in periferia con il marito, interpretato da Scoot McNairy. Divenuta casalinga contro la sua volontà, si sente intrappolata in una routine quotidiana fatta di ripetizione e sacrificio, lontana dalla sua precedente vita artistica. La sua identità si sgretola mentre si dedica completamente al bambino, provocando un profondo senso di perdita e frustrazione.

Man mano che la trama si sviluppa, notiamo come anche il suo corpo subisca cambiamenti impressionanti: non si tratta solo di qualche chilo in più, ma di una vera e propria metamorfosi fisica. Un giorno, in un momento di liberazione, la madre si trasforma in un cane e corre per le strade del suo sobborgo. Questo atto simbolico diventa un modo per riconnettersi con la sua libertà e il suo io autentico, abbandonandosi alla gioia di vivere.

Attraverso questo film, Heller utilizza il realismo magico per affrontare tematiche complesse come la maternità, le relazioni e i cambiamenti che la genitorialità comporta. La protagonista vive un’esperienza di risveglio interiore, capendo che la maternità non è solo gioia, ma include anche dolore, sacrifici e conflitti interiori. Nightbitch è un’opera che mira a normalizzare le emozioni delle madri, dimostrando che è assolutamente normale sentirsi intrappolate nel proprio ruolo.

Non è solo la figura materna a essere esplorata; anche quella paterna riveste un’importanza cruciale. Il marito della protagonista, pur mostrando un’apparente indifferenza nei confronti delle lotte della moglie, inizia a comprendere la disparità di sforzi dedicati alla crescita del figlio. Il film invita a riflettere su come la genitorialità influisca sulle dinamiche di coppia e sull’equilibrio delle responsabilità all’interno della famiglia.

Nightbitch si propone quindi come un’esplicita dichiarazione d’intenti: celebrare la maternità nella sua completezza, accogliendo non solo i momenti di felicità, ma anche quelli di crisi e confusione. È un film che incoraggia le donne a non sentirsi in colpa per desideri e ambizioni personali, affermando che è possibile essere madri senza rinunciare alla propria identità.

Attraverso uno stile narrativo audace e sincero, Marielle Heller riesce a dar voce a quei sentimenti che spesso rimangono inascoltati. Il cinema, come parola potente e universale, diventa uno strumento di conoscenza e comprensione profonda di esperienze umane che fino a poco tempo fa venivano considerate tabù.

Con Nightbitch, ci troviamo di fronte a una pellicola che non ha paura di affrontare la verità sulla maternità e l’autoaffermazione fare delle donne, in una nuova ed avvincente luce.

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