
Proud è la nuova serie che mette al centro la genitorialità queer nella Polonia odierna, affrontando temi sensibili con stile e profondità. Secondo l’attore principale Ignacy Liss, intervistato da Variety, la produzione ha una missione precisa: proporre una storia mai vista prima in questo contesto e stimolare il confronto. Liss sottolinea l’importanza di mostrare entrambe le prospettive per avviare un dialogo reale in una società ancora polarizzata.
La regia e la sceneggiatura evitano intenzionalismi pedagogici: come spiega il creatore Karol Klementewicz, l’obiettivo è usare l’arte per sensibilizzare senza prescrivere verità. Il progetto vuole raccontare una vicenda credibile ambientata a Varsavia, capace di illustrare tutte le difficoltà che affronta un giovane gay nel tentativo di adottare un bambino. Lo sguardo dei creatori privilegia la concretezza e la verosimiglianza, per far emergere le contraddizioni sociali senza retorica.
Il contesto politico e sociale è centrale nella serie: non si tratta tanto dei diritti delle coppie omosessuali, un tema che in Polonia è largamente assente dal dibattito legislativo, quanto delle reazioni private e collettive all’orientamento di Filip, il protagonista. Klementewicz rileva che molte persone sono infastidite dalla sola identità sessuale di Filip, e che questo disagio è un problema concreto nella vita quotidiana delle minoranze. La serie mette in luce proprio questa tensione.

Per il creatore la politica non può essere ignorata: gli avvenimenti pubblici influenzano la vita privata, volenti o nolenti. La omofobia è descritta come una forza dolorosa e pervasiva che deve essere contrastata, e la narrazione mostra come questo clima incida direttamente sulla esistenza di Filip. Klementewicz, che è anche regista e co-sceneggiatore, riconosce che il tema tocca nervi scoperti e richiede rispetto per tutte le prospettive coinvolte, senza rinunciare a una posizione morale chiara.
L’idea iniziale della serie nasce da un episodio personale: il fratello del regista ha avuto un figlio e la sua vita è cambiata in modo imprevedibile, una trasformazione che ha ispirato la trama. In contrasto con questa esperienza spontanea di crescita, Filip è un uomo legato alla vita notturna, ai party e alle relazioni occasionali; non è pronto a diventare genitore. La serie esplora però come la necessità e l’amore possano accelerare il processo di maturazione e mettere in discussione abitudini consolidate.

Nonostante la difficoltà della situazione, Filip non è solo: accanto a lui c’è la sua famiglia scelta e un gruppo di amici solidali che lo accompagnano nel momento in cui deve dire addio alla sorella. Per Liss si tratta di una storia in cui persone imperfette costruiscono uno spazio di inclusione e comprensione. Questa dimensione comunitaria mostra come, malgrado l’impazienza e gli sbagli, sia possibile creare relazioni che non giudicano e che supportano la crescita individuale.
Al centro della serie ci sono temi universali come identità, responsabilità e il passaggio all’età adulta. Ma soprattutto Proud parla della necessità umana di guardarsi oltre le etichette, mostrando come l’amore possa funzionare da leva salvifica. La rappresentazione suggerisce che non sono solo i bambini a aver bisogno di adulti, ma anche gli adulti a trovare nei bambini uno specchio che aiuta a diventare persone migliori.
I creatori non pretendono che la serie muti immediatamente i convincimenti delle persone: il cambiamento è un processo lungo e graduale. Tuttavia, raccontando la vicenda di un individuo complesso, Proud offre la possibilità di riconoscere l’umanità di Filip oltre la sua sessualità. Il progetto mira a riaprire il dialogo in un paese dove spesso manca la conversazione pubblica, proponendo una visione empatica e articolata dei conflitti culturali contemporanei.
Proud si propone come un intervento culturale significativo nella Polonia di oggi: una serie TV che unisce sensibilità narrativa e impegno sociale, promossa da HBO e raccontata attraverso sguardi autentici e sfumati. Pubblicata nel 2025 e riportata da testate internazionali come Variety, la serie rappresenta un’occasione per riflettere sulla genitorialità queer, sull’inclusione e sul valore del confronto.




