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Happy Holidays: una profonda riflessione sulla convivenza in Israele attraverso il cinema palestinese

Redazione 14 Luglio 2025
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Happy Holidays, il film palestinese che ha conquistato importanti riconoscimenti internazionali, si presenta come un’opera cinematografica di grande impatto e attualità. Vincitore del Premio Orizzonti per la Miglior Sceneggiatura alla 81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e insignito da Luca Guadagnino come Miglior Film al Marrakesh International Film Festival 2024, questa pellicola è ora disponibile nelle sale italiane dal 3 luglio, grazie alla distribuzione di Fandango. Il regista Scandar Copti, dopo cinque anni di lavoro intenso con un cast composto principalmente da attori non professionisti, riesce a raccontare una storia intensa, complessa e universale.

La trama di Happy Holidays ruota intorno a due famiglie di Haifa, una città simbolica dove convivono culture e identità diverse: quella palestinese e quella israeliana. Rami, un giovane palestinese, affronta una profonda crisi con la sua fidanzata ebrea, che ha cambiato idea sul tema delicato dell’aborto stabilito insieme. Parallelamente, sua madre Hanan lotta contro le difficoltà economiche e cerca invano di ottenere il rimborso dall’assicurazione per un grave incidente che ha coinvolto la figlia Fifi. Dall’altro lato, Miri, madre israeliana, si confronta con la depressione della figlia adolescente e si prodiga per sostenere la sorella incinta, anch’essa legata a Rami. Nel frattempo, Fifi nasconde un segreto che rischia di compromettere l’onore della famiglia, accentuando le tensioni già presenti.

Il film rappresenta un microcosmo di conflitti e sfide sociali che vanno ben oltre le mura domestiche per abbracciare questioni più ampie legate alla convivenza tra comunità palestinesi ed ebraiche. Questo particolare intreccio narrativo mette in luce come pregiudizi, regole sociali rigorose e divisioni politiche siano spesso la causa di conflitti insanabili, non solo in territori segnati da guerre ma anche all’interno degli stessi nuclei familiari. Happy Holidays diventa così un invito a riflettere sulla necessità di abbattere barriere ideologiche e culturali che soffocano il dialogo e la comprensione reciproca.

Un elemento centrale dell’opera è la rappresentazione delle donne come vittime di un sistema patriarcale rigido e violento. Le protagoniste femminili incarnano le contraddizioni di una società dove la moralità tradizionale impone pesanti limiti che influenzano profondamente le loro vite personali e familiari. La pellicola chiarisce come queste tensioni si manifestino in spazi abitualmente percepiti come sicuri – le cosiddette comfort zone – che invece si trasformano in luoghi di minaccia e repressione.

L’ambientazione è particolarmente significativa: la storia si svolge durante una festa ebraica, un momento che prescrive la riunione familiare obbligatoria. Questo contesto simbolico evidenzia in modo potente come le scelte individuali possano avere ripercussioni su tutta una comunità, oppressa da rigide norme sociali e morali. Copti propone uno sguardo critico sulla realtà contemporanea, denunciando come l’appartenenza forzata a un gruppo possa diventare un ostacolo insormontabile alla libertà e all’espressione personale.

In definitiva, Happy Holidays è molto più di un semplice film: è un’opera che sfida lo spettatore a confrontarsi con problematiche complesse e delicate della società mediorientale, attraverso una narrazione intensa e umana. Con una sceneggiatura raffinata e una regia attenta, Scandar Copti offre un contributo prezioso al cinema contemporaneo, capace di stimolare empatia e riflessione sulle dinamiche sociali che influenzano la vita quotidiana di palestinesi e israeliani.

 

 

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